martedì 7 agosto 2012

CRONISTORIA

Il Gruppo Abeliano nasce nel 1969, sull’esperienza dei gruppi teatrali di base e si costituisce in cooperativa nel 1973 ottenendo lusinghieri successi e riconoscimenti istituzionali. Sin dagli esordi la compagnia gestisce anche un suo spazio teatrale. Dopo aver allestito ben tre piccoli Teatri nella città di Bari, in Piazza Garibaldi nel 1969-70, in viale Giovanni XXIII nel 1972, in Largo 2 Giugno nel 1977, ristrutturando e utilizzando seminterrati e capannoni industriali, finalmente nasce nel 2012 in via Padre Kolbe, su progetto dell’Architetto e Scenografo prof. Luca Ruzza, il Nuovo Teatro Abeliano, capiente di circa 300 posti e pronto ad ospitare la polivalente e articolata attività del Centro.

In oltre trentacinque anni di attività il Gruppo Abeliano ha prodotto una settantina di spettacoli, dai grandi classici agli autori contemporanei, alle produzioni scolastiche e per ragazzi, realizzando una media di 130 recite l’anno, con un volume complessivo medio di 60.000 spettatori per stagione, tra esercizio e produzione. L’attività di compagnia interessa l’intero circuito nazionale con particolare diffusione nelle regioni meridionali. L’attività di programmazione del Teatro Abeliano è riferita a compagnie professionali riconosciute dal Ministero del Turismo e dello Spettacolo ma anche, con grand’attenzione, a giovani formazioni emergenti. 

Con la direzione artistica di Vito Signorile, il Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano impiega al suo interno nuclei di professionisti e specialisti per ciascun settore di attività oltre che importanti consulenze esterne ed occupa una cinquantina di lavoratori tra attori, tecnici, organizzatori e impiegati, articolati tra l’attività di esercizio e quella di produzione, comprendendo i servizi tecnici ed amministrativi autonomi ed integrando l’attività produttiva con prestazioni professionali esterne. 

Ad anni alterni promuove laboratori teatrali per la formazione di attori, alcuni dei quali sono avviati alla professione. Prima struttura professionale teatrale organizzata in forma cooperativa in Puglia, ormai al quarantatreesimo anno di ininterrotta attività di produzione e ospitalità, riconosciuta dallo Stato, in convenzione con il Comune di Bari, con il sostegno della Regione Puglia attraverso progetti triennali e con la collaborazione della Provincia di Bari, affronta nel 2012 il più importante e arduo impegno economico e artistico della sua non breve storia con la ristrutturazione e l’apertura del nuovo teatro.
Il progetto inaugurale nel Nuovo Teatro Abeliano prende il nome di Happy New Theatre e ospita le rassegne Actor, To the Theatre, Prima Ribalta, A teatro con mamma e papà  e La scuola va a teatro.
Con il 2014 parte il progetto triennale A misura d’uomo che ospita Compagnie storiche e progetti di coproduzione, ensemble artistiche unite intorno a un progetto produttivo e giovanissimi che si sono appena affacciati al teatro. Alcune esperienze sono radicate nel territorio, altre sono proposte di attori migranti di ritorno, altre ancora hanno da poco vinto prestigiosi premi.

L’ospitalità dell’Abeliano è anche questo: una casa, un punto d’approdo e di partenza per chi si sente a casa solo su un palcoscenico.


Il futuro... a sud dell’uomo 

Siamo alla fine del 1969 quando un gruppo di giovani, molti dei quali "fuorusciti" dal Piccolo Teatro di Eugenio D'Attoma, decidono di mettersi assieme per occuparsi di teatro e strutturarsi in modo più consono al nuovo che veniva dal '68. A luglio del 1970 Vito e Luigi Angiuli, Gianni Bellomo, Vito Signorile, Nicola Marrone, Cris Chiapperini e altri amici presentano ufficialmente alla stampa, ospiti della libreria Rinascita,il «manifesto» del Gruppo Abeliano. 

Due aspetti caratterizzano immediatamente l’impegno del Gruppo: l’esigenza di una «casa» propria per meglio elaborare e sperimentare il lavoro dell’attore; la capacità di rimettere in discussione il proprio operato in un continuo confronto dialettico. Ad ottobre dello stesso anno, infatti, l’Abeliano allestisce la prima sede: una piccola accogliente sala a Piazza Garibaldi che diverrà poi sede de «I Campi Elisi». Con essa i primi passi produttivi: Flashes, Il maestro serale, Musica e provocazione. 

Il 30 maggio 1971 il Gruppo si dota di una struttura più consona alle accresciute esigenze e inaugura il Centro Studi Gruppo Abeliano, con un teatrino di circa duecento posti in viale Giovanni XXIII, sviluppando in esso una intensa attività culturale e di produzione teatrale che lo pongono immediatamente al centro dell’interesse cittadino. Si allestiscono mostre di fotografia, artefice un grande Rocco Errico che sarà il fotografo di scena dell'Abeliano fino alla sua prematura scomparsa; poi l'avanguardia dei pittori baresi sollecitati da uno dei più creativi spiriti liberi come Peppino Schito. Si allestiscono spettacoli di impegno civile come Il mestiere di sopravvivere,Vietnam concerto, Un cantastorie per un compagno, Urlo dal ghetto. Si affrontano le prime recite in trasferta nelle piazze pugliesi con una marea di "coppole" e circondati dalla polizia in tenuta antisommossa. Eccessivo! Intanto in sede, tra gli spettatori, insigni rappresentanti della cultura e del mondo politico a dibattere con giovanile passione degli spettacoli e delle tematiche per una nuova drammaturgia e per un impegno sociale anche attraverso manifestazioni artistiche. 

Un appassionato e generoso sostenitore dell’Abeliano fu Nicola Oberdan Laforgia con le sue «critiche» puntigliose e la sua veemente capacità di moltiplicare entusiasmi. E non si possono dimenticare i «minacciosi» inviti a studiare di Beniamino Finocchiaro «perché nel mondo del teatro non c’è posto per i ciucci», o le analisi di Rino Formica che si animava per spiegare che «il finale con una bella diapositiva di piazza Loreto può soddisfare le esigenze estetiche ma può indurre a pensare ad inaccettabili soluzioni violente». Tanti amici e sostenitori a stimolare e forgiare la nostra resistenza a difficoltà e ostacoli di ogni genere. Ma alcune esigenze si fanno prepotenti: affinamento tecnico, professionismo e partecipazione al più vasto dibattito teatrale che si sviluppa in Italia. 

Mentre si allestiscono e si replicano in «giro» (siamo alle primissime esperienze di decentramento in piccoli Comuni della provincia pugliese) spettacoli come I giorni della Puglia rossa, In ogni tempo, in ogni paese, Pé non murì se canda, il Gruppo opera un primo grande passo di organizzazione interna in senso professionale. Nell’autunno del 1973, viene costituita la prima cooperativa teatrale in Puglia con il coordinamento di Beppe Lopez che ne assume la presidenza. Nuovo impulso alla produzione, prime aperture a collaborazioni esterne e rinnovato dibattito sulla drammaturgia italiana. È di questo periodo l’allestimento de I Cavalieri di Aristofane con la collaborazione di Maricla Boggio, l’organizzazione, insieme alla rivista «Politica e Mezzogiorno», di una conferenza dibattito sul tema «Repertorio Teatrale Italiano: Esiste o non esiste?», l’ospitalità presso il Teatro Abeliano, in collaborazione con l’Eti, dei cartelloni sperimentali «Ricerca 2» e «Ricerca 3». 

Il tempo moltiplica e differenzia esigenze e interessi professionali restringendo il nucleo fondatore. La cooperazione costituisce comunque l’unica formula possibile per una graduale impostazione aziendale che consente autonomia di scelte politiche e culturali. Nel 1976 il Gruppo Abeliano opera in collaborazione col Teatrino di Foggia (Tga) allestendo, tra gli altri, Il Barbiere di Siviglia, C’era una volta un contadino del Sud. 

Nel 1977 la cooperativa si ristruttura in Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano e l’anno successivo opera una svolta decisiva per il proprio futuro inaugurando a maggio, in occasione del Congresso Costitutivo dell’Associazione pugliese delle coop. culturali aderenti alla Lega, il Teatro Abeliano, in Largo 2 Giugno, che si affermerà in pochi anni come il terzo teatro della città e quale importante punto di riferimento per la cooperazione culturale. Gestire un teatro vero. Sembrò un’intuizione geniale, in realtà si trattava di una conditio sine qua non. Chi avesse voluto fare il teatrante professionista in Puglia, in tutto il Mezzogiorno d’Italia, con la sola esclusione di Napoli e della Sicilia, aveva due sole strade: quella durissima e arrendevole della emigrazione e quella durissima e caparbia di gestire un teatro in cui operare. 

Vito Signorile 




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