venerdì 10 agosto 2012

PRODUZIONI - RE BORBONE E TRE BARBONI


di Vito Maurogiovanni

con
Mostaccione il Cantastorie: Paolo Panaro
La Regina: Tina Tempesta
Re Borbone: Alfredo Vasco
I barboni: Antonella Genga, Franco Blasi, Enzo Sarcina
Il Cerimoniere: Mario Mancini
I Musici: Gianni Giannotti, Pino Di Modugno, Lello Calabrese.

Regia di Vito Signorile 

Scena e Costumi: Tommaso Lagattolla
Musiche originali: Gianni Giannotti
Disegno luci:Peppino Ruggiero
Direttore di Scena: Michele Iannone

Il testo racconta l'ultimo viaggio di Ferdinando II in Puglia, a Bari, per il matrimonio del figlio Francesco con la sorella dell'imperatrice d’Austria, la famosa Sissi. Ferdinando è già molto malato, vicino alla morte come il suo regno, ma l’atmosfera funebre si stempera nella commedia, nella farsa che, come nel teatro classico, ha in sé, latente, la tragedia. La morte di Ferdinando e del regno segnano, infatti, la scomparsa della tirannia, del feudalesimo borbonico ma aprono anche a incertezze future. 

Gli occhi da cui tutta la vicenda è guardata sono quelli della gente umile che ama e odia i re e tutti i potenti, e proprio per tale sguardo in questo testo inedito e ritrovato ci è parso rinvenire lo spirito autentico dello scrittore Maurogiovanni: il sorriso e l’amarezza, la malinconia e la speranza, le storie nella Storia. 

Alle soglie dell’unità d’Italia con un inedito di Vito Maurogiovanni 

Vito Maurogiovanni, è un prezioso scrigno ricolmo di storie. Quando, invitato, iniziava un racconto, il coinvolgimento era totale. Sembrava uno di quei nonni di una volta che per tenere a bada i numerosissimi nipoti prendevano a raccontare di “antiche” avventure, di “fatti” accaduti, di “personali” imprese e non si riesce mai e poi mai a comprendere dove la fantasia ha rotto gli argini e ha confuso i confini. 
Tutti certamente conoscono il Maurogiovanni di quel “U Café andìche” rappresentato al Piccinni nel 1951 e che diede inizio, insieme al “U Testamènde de zì Canoniche” ad una possibile tradizione (certamente esemplare indicazione) di Teatro in dialetto o il Maurogiovanni delle mille ricerche ( le Cattedrali, i Castelli, le Tradizioni popolari, le vite dei Santi ecc.) e le mille collaborazioni ( la Rai, la Gazzetta, le Enciclopedie, i Gruppi Teatrali ecc.) Non tutti sanno, però, del Maurogiovanni Poeta di Compagnia, capace, cioè, di allestire un testo teatrale partendo da un semplice spunto e alcuni attori di riferimento. Ne sono testimonianza numerose esperienze che il Gruppo Abeliano ha avuto il privilegio di fare con questo straordinario Autore che ci onorò della sua amicizia. Mi piace riferire di come “La Passione de Criste”, straordinario racconto divenuto poi spettacolo teatrale, replicato a Roma e riallestito per una bellissima edizione RAI in bianco-nero, fosse nato da un frammento di Lauda, scoperta dal Maurogiovanni, e da un’idea di raccontare la storia di un povero cristo della Murgia. Vito lo “interpretò” a tutta la nostra compagnia con una tale immedesimazione che ci coinvolse e ci entusiasmò al punto che lo avremmo impegnato come attore. Anche lo spettacolo “Maria De Mattias – una vita un confronto”, è stato scritto da Vito Maurogiovanni per gli attori dell’Abeliano, partendo unicamente da lettere e documenti forniti dalla Suore del Preziosissimo Sangue. Lo spettacolo è poi diventato sceneggiato video. 
Lo abbiamo, per fortuna, spesso festeggiato in vita e abbiamo caldeggiato per lui la Laurea ad honorem. Di fronte alla sua scomparsa ci rendiamo conto che assolutamente nulla andavamo ad aggiungere al valore di un uomo che lascia una profonda traccia di se e a cui la città deve molto. Intellettuale egregio con i piedi e il cuore ben ancorati alla terra e ai patemi dell’uomo del sud e agli antichi valori come la famiglia e l’amicizia. 
E la sua famiglia, impegnata oggi a rovistare il prezioso scrigno e mettere ordine tra i numerosi appunti e manoscritti, riporta alla luce un testo inedito sul tramonto dei Borbone e sull’unità d’Italia, probabilmente ideato dal Nostro per uno sceneggiato radiofonico. Quasi a voler ripetere un antico rituale tra Maurogiovanni e l’Abeliano, le figlie, Cecè e Vivì, mi rinnovano il piacere di affidarmi una possibile messa in scena nel centocinquantesimo anniversario dell’Unità d’Italia. 

Vito Signorile



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