domenica 17 marzo 2013

Io provo a volare: recensione di Marco Rainò

Lo spettacolo "Io provo a volare", di Gianfranco Berardi, narra ispirandosi alla vita di Modugno, la carriera di un attore, dal suo ingresso in un cinema di provincia, al suo approdo in un'accademia teatrale, delle tante difficoltà incontrate, e delle situazioni umilianti trovate nel cercare di fare il suo mestiere. La consapevolezza del suo fallimento lo costringe a tornare al suo paese natio, dove scopre la falsità e l'ipocrisia dei valori che ha incessantemente seguito, che lo porteranno a distruggere il teatro cittadino, simbolo della stessa ipocrisia, per poter poi rinascere come artista. 

Il trapasso e la successiva apparizione come spirito, simboleggiano una maggior presa di coscienza dell'attore, che all'accettazione passiva delle proprie condizioni, preferisce invece la reazione. La citazione del celebre dubbio amletico, altro non è che l'eterno dubbio insito nella mente umana, il dubbio tra omologazione e indipendenza dalla società e da qualsiasi forma di convenzione. Attraverso un linguaggio semplice e immediato, con una perfetta padronanza del proprio corpo, Berardi si e c'interroga su questo dilemma, dandoci esplicitamente la sua versione, testimoniata dalla distruzione del teatro. 

Il limite dello spettacolo si evince dall'utilizzo delle musiche, ben scelte dal repertorio di Modugno, ma rimaste purtroppo allo stato embrionale di accompagnamento all'azione scenica, nonostante la quasi continua interazione tra l'attore e i suoi musicisti. Buono l'uso delle luci, che forniscono allo spettatore, la sensazione di trovarsi davanti un vecchio film da cinematografo, grazie ad alcuni effetti vintage riprodotti sulla scena. Buona anche la vena ironica e sarcastica di Berardi, che alla fine dello spettacolo ci conforta con alcune frecciate sull'attuale situazione politica. Spettacolo all'apparenza ovvio, ma che offre comunque degli spunti di riflessione. 

Marco Rainò

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