lunedì 11 marzo 2013

Perché ora affondo nel mio petto: recensione di Veronica di Pinto

Al Teatro Abeliano di Bari torna, dopo il successo a Gender Bender 2012, il lavoro teatrale "Perché ora affondo nel mio petto" di e con Roberto Corradino, in scena il 28 febbraio e il 1° marzo 2013 per la rassegna To the Theatre. 

Un cuore rosso sospeso sul palco e la sua ombra scura riflessa sul fondo, l'amore cieco e la follia che lo segue dappertutto. È questa la cornice dello spazio scenico che circoscrive, ingloba e imprigiona Pentesilea, la regina delle Amazzoni che, come nella versione della tragedia di Heinrich von Kleist, in un eccesso di passione, sbrana il suo amante Achille. 

Ma i toni tragici e solenni del mito sono smorzati in un'ottima rilettura pop: Corradino, unico attore sulla scena, con parrucca da donna e barba, incarna un soggetto femminile con un accento dell'est (Pentesilea è originaria della Scizia), che ancheggia goffamente e implora amore. È donna ma anche uomo, ridicola e feroce allo stesso tempo, sdolcinata e patetica, scomposta e volgare. Così, preda del suo desiderio di possesso, sconnesso e irragionevole, agisce per scatti di collera, turbamenti e tenerezze improvvise. Si lascia andare a un flusso ininterrotto di citazioni di poesie, contaminato con Omero, Mogol, Paolo Meneguzzi, Bach, Paganini e Fiumani, e scandito da dieci tracce audio che si impongono prepotentemente all'udito degli spettatori. 

Roberto Corradino dà prova eccellente di vivacità di spirito, di bravura attoriale oltre che registica. Disperato e divertente, lo spettacolo orchestra in modo esemplare tutte le sfaccettature di un'identità lacerata, l'ebbrezza emotiva che porta all'atto cannibalico, che fagocita in un solo corpo vittima e carnefice, l'eccesso di furore che finisce con uno sbadiglio. 

Veronica di Pinto 


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