lunedì 11 marzo 2013

Perché ora affondo nel mio petto: recensione di Flavia Suaria

Si spengono le luci, si apre il sipario. Lo spettacolo inizia con la visione di un uomo vestito da donna, una Regina delle Amazzoni resa sulla scena come un transessuale, con tanto di canotta in pizzo e lunga parrucca bionda. Ancheggia, chiama le sue consorelle, balla su canzoni moderne confinata in una gabbia di guerra e amore dal quale non riesce ad uscire. La Regina delle Amazzoni (e Regina della scena) racconta la sua storia al pubblico davanti ad un pelouche sospeso in aria a forma di cuore, emblema del sentimento che ha governato le sue azioni. 

Uno spettacolo di notevole interesse per gli appassionati del teatro moderno è "Perché ora affondo nel mio petto" di e con Roberto Corradino, ispirato alla "Pentesilea" di Von Kleist. Un argomento interessante è quello dell'Amore cieco, reso straordinariamente coinvolgente con la storia della Follia che lo segue. 

Discutibile è la scelta di Corradino di rendere Pentesilea come un trans con accento dell'est, scelta che certamente suscita ilarità e divertimento ma si sconnette dal tragico tema della storia e che perde l'epicità che la contraddistingue. Fastidiosa è la soundtrack moderna che si impone sulla scena a tutto volume. 

Corradino è l'unico protagonista del palco che sa tenere viva l'attenzione del pubblico con pause e monologhi intensi e coinvolgenti. Da consigliare la visione solo a quel pubblico disposto ad andare oltre i canoni convenzionali dell'epica e che conoscono e hanno apprezzato la "Pentesilea" di Von Kleist. 

Flavia Suaria

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