lunedì 11 marzo 2013

Perché ora affondo nel mio petto: recensione di Cristina Lacirignola

"Perché ora affondo nel mio petto", performance liberamente ispirata a "Pentesilea" di Von Kleist, è una riproposizione moderna della mitologica storia della regina delle Amazzoni. 

Pentesilea, lunga parrucca bionda, corpo androgino, con indosso una canotta che ricorda un corpetto, compare sulla scena con l'intento preciso di raccontarsi. Attraverso i monologhi dialoga con il suo leggendario amante, con se stessa, con chi la ascolta. Il mito rivive nel corpo di una donna che è un po' uomo, di una prostituta dell'est Europa che però mantiene qualche residuo dell'eroina tragica. 

Avvertiamo sin dall'inizio il senso di angustia di uno spazio vitale ristretto, un trapezio irregolare dentro il quale il personaggio agisce per quasi tutto lo spettacolo. Per Pentesilea questo luogo è un letto ma anche un campo di battaglia, è una prigione e al contempo un rifugio, è oggetto di bisogno e di repulsione. Il suo corpo, che si esprime attraverso movimenti ondulatori, lenti e continui, è un contenitore che accoglie un magma ininterrotto di emozioni. La storia della regina si rivela così un exemplum per parlare dell'amore in tutte le sue facce, come necessità ineluttabile nell'esistenza umana. 

C'è un ammirevole equilibrio fra i pesanti silenzi in cui ci sono unicamente voce e corpo al centro della scena, e musiche tenui che si alternano a canzoni pop. Il contrasto è senza dubbio d'effetto. Resta il dubbio che l'idea - fatta volutamente per sconvolgere il pubblico - di inserire canzoni commerciali discutibili, che rompono bruscamente l'atmosfera, possa essere confusa con una scelta di cattivo gusto. 

Nel plasmare il personaggio, Corradini dimostra una sorprendente abilità nella cura dei movimenti, che rivelano tutta la loro potenza comunicativa, un contenuto di significati che va oltre le parole. La scelta di realizzare una scena spoglia, semplice, fatta di pochi dettagli essenziali, si riallaccia al teatro minimalista dei primi del Novecento. Forse sarebbe stato necessario evitare la scelta del cuore appeso nella scena, elemento un po' troppo scontato per l'argomento. Lo spettacolo di Corradini è un'odissea di passioni, raffigurazione dell'universo amoroso sondato in tutti i suoi aspetti, a volte poetici, a volte squallidi. Si ha l'impressione di aver assistito ad uno spettacolo breve ma completo, in cui sono state narrate tutte le sfaccettature, soprattutto quelle estreme, della passione amorosa e della follia che ne è compagna. 

Cristina Lacirignola

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