lunedì 11 marzo 2013

Perché ora affondo nel mio petto: recensione di Marco Rainò

"Perché ora affondo nel mio petto", spettacolo di Roberto Corradino, è uno strano mix che coniuga tradizione e modernità, ferocia e dolcezza, forza e debolezza. Ispirato dalla superba tragedia di Kleist (Pentesilea), Corradino ha creato una storia che ne ribalta il significato: la necrofilia di Achille cede il passo al cannibalismo di una moderna regina delle amazzoni, che parla con accento balcanico, dalle movenze pseudo sensuali, e dal carattere nevrotico, che finirà per sbranare l'uomo che ama. Il cannibalismo è l'unico modo che Pentesilea conosce per soggiogare, sottomettere un amante che le sfugge, l'unica strada per renderlo esclusivamente di sua proprietà. 

Evidenziandone la volontà di possesso, Corradino interpreta entrambi i personaggi rappresentando una Pentesilea androgina, con parrucca bionda e barba, che veste quasi come un uomo, e un Achille (mai nominato) che la respinge. Muovendosi in uno spazio chiuso e ristretto, quasi come fosse ingabbiata, Pentesilea è una donna che non riesce a relazionarsi con il suo uomo, e dunque con il mondo circostante, incapace di dominare le sue passioni, ma venendo anzi da esse dominata. 

Sapiente è l'uso che Corradino fa della musica, che lungi dall'essere subordinata alla scena, diviene veicolo di nuove immagini visive, ideale compagna di viaggio dell'azione scenica. Prima dell'ingresso di Pentesilea, ascoltiamo la famosa interpretazione di Carmelo Bene del passo dantesco su Paolo e Francesca, già presagio di sventura: il riferimento all'inferno, la trascinante passione di due amanti, la sottomissione dell'uomo alla donna (nel canto, di cui Francesca è la vera protagonista, Paolo è uno spettatore). Da questo momento lirico, si passa poi a brani musicali trash, che denotano la condizione bestiale di Pentesilea, la sua follia, e la volgare libidine, evidenziata dai movimenti del bacino, a brani sdolcinati, fino a giungere ad un delicato suono di violino, indice forse dell'innocenza del sentimento, almeno nelle intenzioni, data la barbara pratica a cui Pentesilea darà libero sfogo nel finale.
E con un accorto gioco di luci, Pentesilea risalta come una donna che pur nella sua ferocia, dimostra la sua debolezza e solitudine di fondo. 

Corradino, dà una buona prova delle sue qualità attoriali, pur essendo in qualche passaggio oscuro; coraggiosa la scelta di Pentesilea, guerriera priva di dolcezza, per rappresentare la storia di una donna contemporanea. 

Marco Rainò 



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