mercoledì 3 aprile 2013

La versione di Barney: recensione di Rossella Friggione

"La versione di Barney", tratto dal medesimo libro, racconta la storia di un produttore televisivo di successo, Barney Panodsky. Barney, ricco ebreo canadese figlio di un poliziotto, passati i sessant'anni, decide di scrivere un'autobiografia spinto dal desiderio di dare la sua "versione" sulla morte del suo amico Bernard "Boogie" Moscovitch. I ricordi sono confusi: gli episodi del suo passato si intrecciano indissolubilmente con quelli del presente. I flashback disordinati ci vengono proposti con dei clip cinematografici che riprendono le persone più vicine a Barney. Nonostante la girandola dei ricordi la storia è divisa in tre parti, una per ciascuna delle tre mogli di Barney: la prima, la pittrice Clara Charnofsky, morta suicida a Parigi; la ciarliera "Seconda Signora Panofsky", una ricca ereditiera che Barney sposa senza troppa convinzione; Miriam, il vero grande amore di Barney, dalla quale avrà tre figli. Alla fine Barney, acciaccato, abbandonato dalla moglie ed alcolista irrecuperabile chiarisce il mistero sulla morte del suo amico. 

L'attore Antonio Salines è sul palco circondato da una scarsa scenografia, costituita da una sedia e un appendiabiti, che risulta superflua vista la sua bravura, che porta lo spettatore dal magone in gola senza mai tirar fuori una lacrima a far ridere di gusto. Lo spettacolo è stato gradito tanto che doveva meritare un sold out. 

Rossella Friggione

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