lunedì 22 aprile 2013

Moby Dick: recensione di Marco Rainò

Tornare bambini è l'ideale atto a cui aspira qualsiasi individuo, stritolato dai meccanismi del vivere sociale. Ecco dunque una rappresentazione del romanzo di Herman Melville, "Moby Dick", di Maurizio Stammati, che si presenta come una continua proiezione dei moti e delle ansie infantili, di fronte a una storia che sa di avventura, di mistero e di scoperta. 

Il ritorno ad un passato gioioso e ludico, permette all'attore una fuga dalla realtà, per calarsi nei panni del marinaio che per spirito d'avventura si getta intrepido nella caccia alle balene, trovandosi invece a cacciare una sola balena, che diviene per effetto distorto del pensiero umano, l'incarnazione del male assoluto, da sradicare dalla faccia della terra. 

Si assiste ad una storia vista con l'ottica di un bambino, che muovendosi tra le letture del romanzo e il classico di John Huston, mette in scena (presumo) nella sua camera l'intera vicenda, dall'arrivo a Nantucket, al viaggio per mare, al lucido delirio del capitano Achab, fino ad ad arrivare alla folle caccia del bianco capodoglio. 

Eppure lo spettacolo per quanto raggiunga l'obiettivo prefissatosi, manca di qualcosa, forse di una vera e propria forza emotiva; lo spettatore non si sente per nulla rapito dal gioco, di certo non ne è affascinato, ma rimane inerte di fronte a un'azione che non arriva a compimento. 

Buona la scelta della scenografia, tesa a rievocare l'ambiente di una baleniera vera e propria, dagli strumenti del mestiere alla piattaforma roteante posta al centro del palco. Si notano anche dei buoni effetti audiovisivi per le scene della tempesta e dei fuochi di Sant'Elmo, ma risultano completamente superflue le immagini e le musiche estrapolate dal film di Huston. 

Per quanto riguarda la recitazione, mi è parsa discreta raggiungendo un buon livello solo nell'interpretazione del "profeta ", il folle Elia. 

Nel complesso si ammira l'intenzione dell'autore di voler effettuare un ritorno nostalgico alle proprie origini, ma lo spettacolo fallisce perchè quel viaggio di ritorno lo spettatore lo può solo avvertire, ma non riesce a compierlo. 

Lavoro che non trova una propria via di fuga, una sua soluzione, può però essere posto all'attenzione dei bambini, affinchè questi possano venire a contatto con il capolavoro di Melville, ed esserne invogliati alla lettura e all'analisi. 
Marco Rainò

CALENDARIO