lunedì 22 aprile 2013

Moby Dick: recensione di Veronica Di Pinto

Passi di piedi nudi in platea richiamano il pubblico allo spettacolo: è l'attore Maurizio Stammati, diretto dalla regia di Antonello Antonante, che giunge sul proscenio per svelare, in principio, l'ispirazione del suo Moby Dick. Il capolavoro della letteratura americana è rivisitato in un'azione scenica della durata di circa un'ora, per condividere con il pubblico le emozioni vivide e ingenue che, da bambino, avevano traghettato e appassionato la lettura del romanzo di Melville. Con la stessa levità con cui discostiamo la polvere da un vecchio libro, si apre il sipario e lo spettacolo ha inizio. 

La scena è costruita magistralmente da Dora Ricca che, affastellando corde, vele, scale, velieri, specchi, lampade e bastoni sul ponte della celebre baleniera Pequod, innesta l'immaginario di un bambino sul suo cantuccio di lettura, realizzato con un piccolo lume e un leggio. 

I minuti si snodano in un lungo monologo in cui Stammati legge e interpreta di volta in volta i personaggi che compongono il microcosmo della storia; tra questi Ismaele, narratore e unico testimone dell'ostinata e irragionevole caccia all'immensa balena bianca, e il capitano Achab, colui che ha deciso la vendetta di Moby Dick che, mozzandogli una gamba, lo ha disalberato anche della ragione. Ma il bravissimo Stammati non è solo attore, è burattinaio dei personaggi e funambolo: danza, si arrampica sulle scale, riproduce una seducente tempesta suonando l'armonica e il tamburo, e si destreggia sul mare ondeggiante, costruito su una pedana rotonda fissa al centro e roteante sui lati.

Le voci narranti fuori campo di Lindo Nudo partecipano a percorrere il viaggio metaforico, la tracotanza pervicace dell'uomo verso la natura, un inseguimento per i mari caratterizzato da lunghe attese, discussioni, riflessioni sull'esistenza e suggestive atmosfere uditive. 

Uno spettacolo magico per bambini e adulti, capace di rivelare come il cuore di un romanzo epico, pur così voluminoso, sia nella scintilla di un'emozione eterna quanto effimera. 
Veronica Di Pinto





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