lunedì 17 giugno 2013

IN FONDO AGLI OCCHI

Compagnia Berardi-Casolari
presenta
IN FONDO AGLI OCCHI

 di e con 
Gianfranco Berardi e Gabriella Casolari 

Regia César Brie

Luci e audio Andrea Bracconi 
Elementi scenici Franco Casini, Roberto Spinaci 
Collaborazione musicale Giancarlo Pagliara 
Con il sostegno di Teatro Stabile di Calabria 

In fondo agli occhi è uno spettacolo di nuova drammaturgia che affronta le tematiche della crisi e della malattia da questa prodotta e derivata. L'indagine parte e si sviluppa da due differenti punti di vista: uno reale, in cui la cecità, malattia fisica, diventa filtro speciale attraverso cui analizzare il contemporaneo, e l'altro metaforico, in cui la cecità è la condizione di un intero Paese rabbioso e smarrito che brancola nel buio alla ricerca di una via d'uscita. Chi è più cieco di chi vive, senza avere un sogno, una prospettiva davanti a sé, di chi essendone consapevole, non può far altro che cedere alla disperazione? Un paese cos'è in fondo se non le persone che al suo interno vivono e si muovono? Un paese non sono le case, non sono le chiese, né i bar o le istituzioni ma la gente che al loro interno abita e ne dà il valore. Un paese malato quindi è fatto da gente malata, come noi.

Ma come raccontare tutto questo poeticamente, ironicamente, senza essere retorici o superficiali? Qui l'incontro con Cesar Brie: "l'autobiografico e l'universale vanno di pari passo: quando mi parli precisamente di te, mi parli del tuo paese, quando mi parli del tuo paese mi parli esattamente di te". L'illuminazione allora: la cecità, la malattia di Gianfranco, maniera autentica e necessaria, di condividere empaticamente il nostro tempo; metafora attraverso cui raccontare la crisi, in quanto fonte di dolore ma al contempo di opportunità per rivalutare l'essenziale e mettersi in gioco in prima persona, svelando ciò che si è così come si è. Inevitabile quindi è diventato affrontare l'aspetto complementare della malattia: la cura, reale esperienza che Gabriella, in scena e nella vita, vive. Come ogni punto di forza può essere nella vita, punto di debolezza, allo stesso modo la fragilità, in scena, può divenire perno su cui esprimere tutto il proprio potere.

È nata così la voglia di costruire, a partire da noi, da ciò che sta in fondo ai nostri occhi, un affresco del contemporaneo. In scena una barista, Italia, donna delusa e abbandonata dal suo uomo, e Tiresia, suo socio ed amante, non vedente, raccontano la propria storia, i propri sogni mancati, le proprie debolezze e le proprie speranze in un bar, metafora di un paese dove: "... non è rimasto più nessuno ... perché ci vuole talento anche per essere mediocri ...". Sono stati, sono e saranno sempre in "crisi" come il paese in cui vivono, logorati dalla propria esistenza oltre che dal proprio rapporto. La finzione, il mescolamento di vissuti da bar, di frammenti autobiografici e di fantasie drammaturgiche e registiche ci hanno portato qui "in fondo agli occhi" quelli di chi scrive, quelli di chi ascolta, quelli di chi legge, quelli di chi piange, quelli di chi ride, di chi guarda ma non vede, quelli di chi sogna, quelli di chi vede ma non si accorge, quelli di chi cerca, quelli di chi un giorno finalmente rivedrà!

Recensioni 

E allora fa bene al cuore e alla mente vedere un istrionico Gianfranco Berardi (come si fa a non amarlo?) mentre gioca con la sua cecità, che sfida per sfidare noi, finché diventa metafora attraverso cui raccontare il dolore e la crisi dei nostri tempi ... Perfetta la regia di questo spettacolo che sancisce l'unione fra la coppia italiana e il regista argentino.  
Francesca De Sanctis – L'Unità 

La vitalità di Berardi si accresce di continuo, il suo trip (è la parola giusta) può assumere le forme più eloquenti. In questa occasione egli si chiama Tiresia, frequenta un bar Italia che prende il nome dalla sua proprietaria (Gabriella Casolari) parla e straparla di ogni argomento d'attualità ... il suo piacere è questo "prendere a bastonate la vostra ipocrisia".
Franco Cordelli – Il Corriere della sera 

... una drammaturgia impudica, un racconto impertinente segnato da quell'eroismo della letizia che si porta dietro in palcoscenico ... Berardi ha il guizzo rapido di chi domina spazio e tempo, gesto e parole, e con la Casolari gioca veloce e si è preso gli applausi degli spettatori che affollavano il Teatro Sybaris, a volte increduli. 
Giulio Baffi – Quarta parete 

... un rap-sfogo acerbo e rancoroso, ma lucido e puntuale, anche se graffiante e colmo di lividi non sopiti quello che dovrebbe essere un bar italiano dove vizi, molti, e poche virtù si miscelano in un unico impasto cinico ... Un Cyrano moderno che arringa e scuote, energico, prestante, senza pause né scuse. 
Tommaso Chimenti – Corriere nazionale

La regia di Cèsar ha qualcosa di jazz, un'allegria ragtime che cerca il tempo, di tenere il tempo, perché l'attore ci possa danzare il suo assolo debordante, com'è in scena Gianfranco Berardi ... Tutto, tutto il suo teatro è In fondo agli occhi, basta tenerlo sul palco perché sia chiaro, in fondo agli occhi dov'è quella membrana tra la verità e la rappresentazione, quel velo che sta tra le cose e la loro messa in scena ... 
Simone Nebbia – Teatro e Critica 

... un modo di essere attore strabordante. Berardi non rappresenta ma presenta, non recita ma è, facile uscirne annichiliti. Berardi usa il pubblico come fosse un pezzo del suo disegno d'attore, spazzando via come un soffio i meccanismi inventati da molti ... 
Lorenzo Donati – Altre velocità 

Emozione In fondo agli occhi il nuovo spettacolo di Gianfranco Berardi ... in scena con una splendida Gabriella Casolari ... Uno spettacolo dinamico e coinvolgente, con spunti arguti e sottile satira politica ... in cui lo spettatore si sente partecipe e rappresentato, uno spettacolo con sorprendenti passaggi commoventi e poetici. 
Gaetana Evangelista – www.castrovillari.info.it 




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