lunedì 17 giugno 2013

L'OSSO DURO

liberamente ispirato a "L'artista del digiuno" di F. Kafka 

di e con Roberto Corradino 

Non di solo pane vive l'uomo. E i soldi non fanno la felicità. Luoghi comuni e tremende verità insieme. Lo stato del nostro miope, penoso sguardo umano, i nostri occhi belva mai sazi e mai acquietati sono gli organi della nostra "fame" quotidiana che tutti, chi più chi meno, chi più consapevole chi meno, ci attraversa e che è in ultimo fame di realtà. 

Da una prospettiva irrisolta e come nella natura stessa di un gioco che di per sé è un enigma, e come ogni enigma vuole essere sciolto, e vuole produrre un effetto, spesso la risoluzione dello stesso è implicita nel prologo stesso, o forse la si conosce già, come per Edipo o come per i vestiti nuovi dell'imperatore. Solo che guardare in faccia la verità brucia gli occhi e annebbia lo sguardo. 

Qui si parla di digiuno, e dell'artista che di questo ha fatto la sua arte, quell'artista di questa arte particolarissima del digiunare che proprio per la sua stranezza e per la sua insostenibilità ci porta vicino ad un enigma e ci incuriosisce. Come farà il digiunatore a non nutrirsi per un tempo così lungo? Come una parabola, quasi un discorso di Gesù ai poveri di spirito, tragico e comico, aprono la realtà come un frutto maturo in modo da mostraci la polpa vera. Chi è veramente il digiunatore? È veramente così diverso? O forse siamo tutti digiunatori per forza o per destino o per scelta?



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