lunedì 4 novembre 2013

ARLECCHINO
20 marzo 2015


Ovvero la storia del servo che voleva amare e mangiare

liberamente tratto da Carlo Goldoni
Regia di Maurizio Ciccolella
con gli alunni della scuola d'Arte drammatica della Puglia Talìa

Arlecchino è uno dei più divertenti e conosciuti esempi di servo umile che vince rispetto alla "conoscenza" e al potere di chi conta. Il tragicomico sta proprio in questa sua vittoria, che avviene, spesso, suo malgrado.

Arlecchino è una maschera in ogni senso. Lo è perchè la indossa, perchè non può essere "solo" umano, ma anche perchè sembra che qualcosa o qualcuno agisca per conto suo, una specie di doppio cervello e doppia anima che in fin dei conti trova sempre una soluzione, come una continua estemporaneità. La vita di Arlecchino è sempre un'improvvisazione, come lo è la commedia dell'arte come egli è in effetti il sommo principe. Per questa ragione non smette in ogni momento di divertire: all'interno di una macchina drammaturgica mai invecchiata, Arlecchino è sempre una sorpresa, a volte rocambolesca, a volte persino "poetica".

Dominato da una fame atavica, segno del suo "grado inferiore" ma anche simbolo di una voracità mentale, Arlecchino conosce anche l'amore. La sua figura è così potente che pur essendo l'ultimo degli ultimi non può fare a  meno di essere il vero protagonista, anche se la storia dello spettacolo s'incentra su altre vicende in cui s'intrecciano amori, omicidi, matrimoni d'interesse e passioni.

In Arlecchino è forte anche il tema del doppio e del travestimento, che sono funzione e suggello dei continui equivoci reificati sulla scena. Lo spettacolo si iscrive dentro la tradizione della commedia dell'arte, di gusto strehleriano, ma tenta di asciugare le partiture di maniera, su cui le diverse messe in scena "storiche" si sono fermate.

durata 90'

20 marzo 2015





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