• PRIMA REPLICA /domenica 3 febbraio 2018, h. 17
  • SECONDA REPLICA /domenica 3 febbraio 2018, h. 18.45
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PIÙ VELOCE DI UN RAGLIO

liberamente tratto dal racconto “L’asino del gessaio” di Luigi Capuana
di e con Mauro Mou e Silvestro Ziccardi
collaborazione alla drammaturgia e alla messa in scena Alessandro Lay
suono Giampietro Guttuso
disegno luci di Giovanni Schirru

“In quel tempo ero triste ed anche un po’ ammalato…e i lettori non immagineranno facilmente la gioia da me provata nel vedermi, a un tratto, fiorire nella fantasia quel mondo meraviglioso di fate, di maghi, di re, di regine, di orchi, di incantesimi… Vissi più settimane soltanto con essi, ingenuamente, come non credevo potesse mai accadere a chi è già convinto che la realtà sia il vero regno dell’arte. Se un importuno fosse allora venuto a parlarmi di cose serie e gravi, gli avrei risposto senza dubbio, che avevo ben altre e più serie faccende pel capo”
Luigi Capuana

C’era una volta un gessaio che aveva tanti asini, magri, brutti e sporchi; ma tra tutti questi asini ne aveva uno che era il più brutto di tutti.
Era magro, storto, spelacchiato, con la coda scorticata, le zampe così rovinate che sembrava reggersi in piedi per miracolo.
Ma quando il suo padrone gridava: “Avanti focoso!”…l’asino alzava la testa, abbassava le orecchie per essere più aerodinamico e roteando la coda come fosse l’elica d’un aeroplano, partiva più veloce d’un raglio!
Non bisogna farsi ingannare dalle apparenze, anche un asino può avere un cuore nobile ed i re e le principesse talvolta devono rimboccarsi le maniche per guadagnarsi un po’ di nobiltà.

Ringraziamenti
Si ringrazia in modo particolare Piero Serusi, Gigi Sechi, Franco Dessì e la Cooperativa Alchimia per averci presentato gli asini, fatto conoscere le loro storie e le loro musiche, l’asinaio Gianni Uselli per le passeggiate a passo d’asino, Alessandro Lay e Roberto Vanali per la collaborazione alla messa in scena, Pierpaolo Piludu, Sandro Mascia, Giorgio Del Rio, Mimmo Deiana, per i preziosi consigli, Giaime Ziccardi per il contributo scenografico, Santina Carta per l’uso del Gallurese.