• EVENTO RISERVATO ALLE SCUOLE /8/9/12 novembre h. 10
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COMPAGNIA DIAGHILEV – PROGETTO “LE VIE DEL SUD”
SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE
di William Shakespeare

Traduzione, drammaturgia e regia: MASSIMO VERDASTRO
Scene e costumi: PIER PAOLO BISLERI
Musiche a cura di MARCO ORTOLANI
Luci: MARCELLO D’AGOSTINO
Aiuto regia e movimenti di scena: GIUSEPPE SANGIORGI

Con
Elisabetta Aloia
Antonella Carone
Altea Chionna
Marco Cusani
Carlo D’Ursi
Francesco Lamacchia
Loris Leoci
Tony Marzolla
Serena Palmisano
Massimo Verdastro

Con il Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare, si completa quella che io ho voluto chiamare “La trilogia del Desiderio”. Dopo le messinscene de La dodicesima notte di Shakespeare e del Satyricon di Petronio, sempre al Teatro Van Westerhout di Mola di Bari e sempre prodotto dalla Compagnia Diaghilev, anche in quest’altra commedia scespiriana il filo rosso che la lega in qualche modo alle altre due opere è il tema del desiderio.

Ne La dodicesima notte l’oggetto di tale desiderio è indistintamente uomo o donna prescindendo dal suo genere effettivo e quindi dalla sua liceità; nel Satyricon si esprime con la voglia di possesso esclusivo della persona desiderata, o come culto di una divinità da adorare; nel Sogno viene in particolar modo evidenziata la natura “sovversiva” del desiderio, in quanto insopprimibile istinto vitale capace di far compiere azioni civilmente e moralmente inaccettabili; pertanto da tenere costantemente sotto controllo e possibilmente separato dalla quotidiana esistenza, sia fisicamente che simbolicamente, collocando lo svolgimento dell’azione teatrale in due luoghi ben distinti (la città e il bosco), come a voler ben distinguere ciò che va considerato solo un sogno e ciò che invece è la concreta realtà.

I giovani protagonisti, transfughi dalla corte di un’immaginaria Atene, nel bosco abitato da inquietanti creature governate da Oberon e Titania, re e regina degli elfi e delle fate, scopriranno aspetti sconosciuti e profondi del loro sentire. Gli istinti primordiali e le pulsioni erotiche si manifesteranno attraverso un crescendo febbrile di attrazione e ripulsione.

L’adattamento drammaturgico accoglie al suo interno due brani presi in prestito dal poeta e scrittore siciliano Nino Gennaro, autore da me molto amato e che ho spesso portato in scena in questi ultimi anni. Ho ritenuto che questi due frammenti oltre ad avere molta assonanza con l’opera scespiriana, in qualche modo ne evidenziano il contenuto e aiutano a comprenderne meglio i significati più profondi.

Per questo spettacolo, questa volta, è stato molto importante l’incontro con l’amico e artista Pierpaolo Bisleri che con sapiente maestria ha creato le scene e i costumi.
Massimo Verdastro