A che serve il teatro, se la gente muore di fame, se i rapporti familiari vanno a rotoli con la crisi, se non ci stanno gli occhi per piangere?

A che serve il teatro se si sforna una serie televisiva da 10 puntate ogni giorno, se Sky Atlantic è più figa di Netflix?

A che serve il teatro se con le vite che facciamo, quando abbiamo del tempo che residua, è più bello andare a giocare a pallone o fare joga, che fa pure tanto bene allo stress?

A che serve il teatro se dal lunedì al giovedì si va a letto presto e poi ci stanno i bambini madonna santa, il venerdì si esce finalmente con gli amici a cena, il sabato si va a cinema che costa poco e la domenica si vedono le partite?

A che serve il teatro che tanto lo danno alla televisione?

A che serve il teatro che poi ci vanno sempre e solo i fighetti laureati e di sinistra, a vederlo?

A che serve il teatro che poi ci stanno solo e sempre vecchie carampane che si profumano ancora con scianelnumerocinque?

A che serve il teatro in periferia che tanto ci vanno solo gli addetti ai lavori?

A che serve il teatro se stanno a fare ancora Pirandello?

A che serve il teatro se fanno sempre sti testi incomprensibili di ricerca e innovazione della minchia?

A che serve il teatro se c’è quell’attore che se la tira assai?

A che serve il teatro se ci sta quello che mi fa tanto ridere sopra a iutube?

A che serve il teatro se non per prendere tutte ‘ste domande e mandarle a fare in culo, ponendo agli esseri umani solo una grande domanda, lasciandoli liberi di darsi le risposte che sapranno trovare alla fine dell’incanto, quando gli applausi irrompono nella scena e sciolgono la tensione della finzione, riportando tutti sulla terra che temiamo più di tutte, la terra della realtà?

Silvio Maselli
Assessore alle Culture, Turismo, Partecipazione e Attuazione del Programma al Comune di Bari

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