Approfondimenti

Il mare dentro – Tommaso Citarella

20 Settembre 2022
Scavare, rielaborare, vivere!
Quando ho iniziato questo percorso, non pensavo di dovere fare tutto questo…
Pensavo di recitare, godendomi quel momento e basta.
Tutto cambiò il giorno in cui Vito ci chiese di scavare, rielaborare, rivivere una nostra storia particolarmente emotiva in un’altra storia in cui ci fosse posto per realtà e fantasia.
Non è stato semplice dover rievocare eventi passati che fanno male!
È qualcosa che non fai tutti i giorni, perché vorresti che quella parte di te scomparisse per sempre. Leggi

Approfondimenti

Un giorno di fine estate – Antonella Liso

18 Settembre 2022
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Un giorno di fine estate 2020 vengo sorpresa da un comunicato del Teatro Abeliano su internet:
“Tutti uniti! Tutti insieme! Ma scusa, quello non è il padrone?” del grande Diario Fo.
Si cercavano attori e aspiranti tali per un progetto di laboratorio “rivoluzionario”. Mi ci sono tuffata testa e piedi con tutto l’entusiasmo di sempre. Certo Andria e Bari sono molto distanti ma mai quanto il distanziamento cui ci ha obbligati la pandemia dilagata in quel periodo. Leggi

Approfondimenti

Cadere… – Agata Paradiso

17 Settembre 2022
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Cadere, scoperte, Vita, sofferenza, impegno, espressione.
Visto da fuori il teatro è spettacolo.

Visto da dentro è ben altro: c’è un senso di missione. C’è un senso di comunità, il desiderio di donare e in questo ritrovarsi. Ben più che un mestiere.
E detto da una che per anni si è detta “Il teatro non sarà mai il mio mestiere” la dice lunga.
Proprio perché va oltre. Leggi

Approfondimenti

Ai prodi naviganti di Italian Graffiti e a chiunque ama il Teatro – Vito Signorile

10 Settembre 2022
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Ai prodi naviganti di Italian Graffiti e a chiunque ama il Teatro

La pandemia propiziò idee che si presentavano con tutte le caratteristiche della lucida follia ma che in realtà avrebbero rafforzato resilienza e ingegno. L’idea di un laboratorio che iniziasse e si sviluppasse a distanza in attesa di tempi migliori fu Italian graffiti che demoliva limiti di età ai partecipanti e criteri tradizionali per affrontare studi sul lavoro dell’attore. Scrivevo dopo una prima fase di confronti in streaming:
“Il Teatro, il suo palcoscenico, il mio pubblico, il mio camerino… mi mancano da morire ma il mio cruccio più intenso viene dalla mancanza dell’abbraccio fisico. Leggi

Approfondimenti

La pandemia nello spettacolo

26 Aprile 2021
Un teatro costretto alla inattività, a platea vuota, neppure frequentato dalla Compagnia di attori residente e dagli addetti nei suoi uffici, è una condizione che di certo non si addice e non si augurerebbe a nessun teatro al mondo.
O perlomeno poteva risultare finora accettabile che così fosse, per forza di cose, per i ruderi archeologici dei teatri dell’antichità greco-romana o per alcuni particolari edifici del ‘700 a struttura ‘all’italiana’ che sono oggigiorno inagibili (tuttalpiù visitabili soltanto per preservarne meglio le fragilità architettoniche).
Eppure da marzo 2020 il mondo della Cultura è fermo e qualsiasi teatro è chiuso al pubblico. Ma il Teatro non si è preso il Covid sebbene sia in quarantena forzata.

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Approfondimenti

Il futuro… a sud dell’uomo – Vito Signorile

17 Ottobre 2020

Impegnato nell’attività teatrale ininterrottamente da oltre 50 anni, caparbiamente con una sede stabile nella nostra città, non mi esimo da una prima esposizione di dati riguardanti il Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano che mi onoro dirigere.

In occasione del trentennale di attività, nel 2000, ebbi occasione di scrivere quanto segue in un pezzo dal titolo Il futuro… a sud dell’uomo:
Siamo alla fine del 1969 quando un gruppo di giovani, molti dei quali “fuorusciti” dal Piccolo Teatro di Eugenio D’Attoma, decidono di mettersi assieme per occuparsi di teatro e strutturarsi in modo più consono al nuovo che veniva dal ’68. A luglio del 1970 viene presentato ufficialmente alla stampa, alla libreria Rinascita, il «manifesto» del Gruppo Abeliano. Due aspetti caratterizzano immediatamente l’impegno del Gruppo: l’esigenza di una «casa» propria per meglio elaborare e sperimentare il lavoro dell’attore; la capacità di rimettere in discussione il proprio operato in un continuo confronto dialettico.

Ad ottobre dello stesso anno, infatti, l’Abeliano allestisce la prima sede: una piccola accogliente sala a Piazza Garibaldi che diverrà poi sede de «I Campi Elisi». Con essa i primi passi produttivi: Flashes, Il maestro serale, Musica e provocazione. Il 30 maggio 1971 il Gruppo si dota di una struttura più consona alle accresciute esigenze e inaugura il Centro Studi Gruppo Abeliano, con un teatrino di circa duecento posti in viale Giovanni XXIII, sviluppando in esso una intensa attività culturale e di produzione teatrale che lo pongono immediatamente al centro dell’interesse cittadino.

Si allestiscono mostre di fotografia, artefice un grande Rocco Errico che sarà il fotografo di scena dell’Abeliano fino alla sua prematura scomparsa; Poi l’avanguardia dei pittori baresi sollecitati da uno dei più creativi spiriti liberi come Peppino Schito. Si allestiscono spettacoli di impegno civile come Il mestiere di sopravvivere, Vietnam concerto, Un cantastorie per un compagno, Urlo dal ghetto. Si affrontano le prime recite in trasferta nelle piazze pugliesi. Tra gli spettatori, insigni rappresentanti della cultura e del mondo politico a dibattere con giovanile passione degli spettacoli e delle tematiche per una nuova drammaturgia e per un impegno sociale anche attraverso manifestazioni artistiche. Un appassionato e generoso sostenitore dell’Abeliano fu Nicola Oberdan Laforgia con le sue «critiche» puntigliose e la sua veemente capacità di moltiplicare entusiasmi.

E non si possono dimenticare i «minacciosi» inviti a studiare di Beniamino Finocchiaro «perché nel mondo del teatro non c’è posto per i ciucci», o le analisi di Rino Formica che si animava per spiegare che «il finale con una bella diapositiva di piazza Loreto può soddisfare le esigenze estetiche ma può indurre a pensare ad inaccettabili soluzioni violente».

Tanti amici e sostenitori a stimolare e forgiare la nostra resistenza a difficoltà e ostacoli di ogni genere. Ma alcune esigenze si fanno prepotenti: affinamento tecnico, professionismo e partecipazione al più vasto dibattito teatrale che si sviluppa in Italia. Mentre si allestiscono e si replicano in «giro» (siamo alle primissime esperienze di decentramento in piccoli Comuni della provincia pugliese e nei Centri di Servizi Culturali) spettacoli come I giorni della Puglia rossa, In ogni tempo, in ogni paese, Pé non murì se canda, il Gruppo opera un primo grande passo di organizzazione interna in senso professionale. Nell’autunno del 1973, viene costituita la prima cooperativa teatrale in Puglia con il coordinamento di Beppe Lopez che ne assume la presidenza. Nuovo impulso alla produzione, prime aperture a collaborazioni esterne e rinnovato dibattito sulla drammaturgia italiana.

È di questo periodo l’allestimento de I Cavalieri di Aristofane con la collaborazione della regista Maricla Boggio, l’organizzazione, insieme alla rivista «Politica e Mezzogiorno», di una conferenza dibattito sul tema «Repertorio Teatrale Italiano: Esiste o non esiste?», l’ospitalità presso il Teatro Abeliano, in collaborazione con l’Eti, dei cartelloni sperimentali «Ricerca 2» e «Ricerca 3». l’allestimento dello spettacolo C’era una volta un contadino del Sud di Michele Campione. Il tempo moltiplica e differenzia esigenze e interessi professionali restringendo il nucleo fondatore. La cooperazione costituisce comunque l’unica formula possibile per una graduale impostazione “aziendale” che consente autonomia di scelte politiche e culturali.

Nel 1976 il Gruppo Abeliano opera in collaborazione col Teatrino di Foggia (Tga). Nel 1977 la cooperativa si ristruttura in Centro Polivalente di Cultura Gruppo Abeliano e l’anno successivo opera una svolta decisiva per il proprio futuro inaugurando a maggio, in occasione del Congresso Costitutivo dell’Associazione pugliese delle coop. culturali aderenti alla Lega, il Teatro Abeliano, in largo 2 Giugno, che si affermerà in pochi anni come il terzo teatro della città e quale importante punto di riferimento per la cooperazione culturale. Gestire un teatro vero. Sembrò un’intuizione geniale, in realtà si trattava di una conditio sine qua non.

Chi avesse voluto fare il teatrante professionista in Puglia, in tutto il Mezzogiorno d’Italia, con la sola esclusione di Napoli e della Sicilia, aveva due sole strade: quella durissima e arrendevole della emigrazione e quella durissima e caparbia di restare e gestire un teatro in cui operare”.

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Ma tu… “Ragù” di Signorile… l’hai mai visto?

6 Dicembre 2019

“Ma tu… “Ragù” di Signorile… L’hai mai visto?”

“No.”

“Ma sei pazzo…? Lavori a Bari. Fai teatro da quasi vent’anni… e non hai mai visto “Ragù”? Roba da matti… E perché?”

“Come… Che significa “perché…? Non è capitato… Tutto qui. Me lo sono perso. Quando lo hanno fatto? Quest’anno? L’anno scorso?”

“No… Vabbè… Signorile ha detto – l’altra sera che stavamo a teatro – che è arrivato quasi a mille repliche. Sono anni e anni che lo fa! E com’è che te lo sei perso?”

“Mi sono perso anche l’Antigone di Brecht col Living Theatre nell’ottanta al Petruzzelli. Sai quanti spettacoli mi sono perso?”

“Ma nell’ottanta eri nato?”

“Sì. Avevo cinque anni.”

“Secondo me nell’ottanta – e qualche cosa – Signorile già portava in scena Ragù…”

“Figurati…”

“Sicuro! Ma… tu lo conosci Vito Signorile?”

“Non di persona.”

“Sei sicuro di lavorare in teatro? A Bari? E non conosci Signorile… E non hai visto Ragù…”

“E comunque ormai me lo sono perso. Sopravviverò anche a questo! Passo già troppo tempo a teatro e… non è che la sera, dopo una giornata fuori casa, io muoia dalla voglia di rimettermi in macchina e tornarci, eh? Ne deve valere proprio la pena… Una cosa tipo l’Antigone di Brecht col Living… E comunque ormai è perduto. Me lo racconterai. Esisterà un video…!”

“Che hai da fare domani sera?”

“Non mi dire…”

“Che hai da fare domani sera…? Dai!”

“Lo fa ancora? Ma con i soldi della SIAE, in trent’anni, si sarà comprato una Ferrari!”

“Vieni o no? Scommettiamo che ti piace?”

“Non scommetto. Lo faccio per te… A me uno spettacolo che si chiama Ragù non mi piace a prescindere… Io già il Ragù non lo digerisco granché. Mi rimane pesante… Come se secoli di dolore e sofferenze dei miei avi nati – sfortunatamente a queste latitudini – mi si piazzasse tutto d’un colpo sullo stomaco. Preferisco una spigola al sale…”

“No…! Il Ragù di Signorile è diverso! È leggero… Una poesia… Si scioglie in bocca! Allora? Vieni…?”

“Vengo.”

La prima volta che ho visto Ragù è andata così. E successo qualche anno fa. Oggi le repliche saranno più di mille.

Il mio consigliere, per nulla intimorito dalla mia giovanile spocchia da artistoide, fece bene ad insistere riconoscendo, prima di me, dove abitano la leggerezza e la poesia; un riconoscimento facile se si ha il tempo e la disponibilità d’animo di sedersi ancora a tavola con la propria storia, la propria tradizione, il gesto necessario e antichissimo del “farsi raccontare”.

Che è ascoltare il racconto altrui. Ma anche racconto di sé.

E tutto si mescola in una storia che è collettiva, come un rito arcaico che si smarrisce e ritrova in quel profumato crogiuolo bollente.

Del resto…

Il segreto del buon Ragù, come di ogni umana Poesia, è l’Amore.

Damiano Nirchio

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Riccardo Spagnulo per il Teatro Abeliano

16 Novembre 2019
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Ci passavo davanti ogni volta che tornavo dall’Università: il bus arancione stipato di persone come sardine sferragliava davanti al capannone di cemento all’ingresso di Parco 2 Giugno, su viale della Costituente. Sul davanti, c’era un’insegna illuminata al neon e fuori, in una nicchia come quelle che si incontrano passeggiando per Barivecchia, le locandine degli spettacoli. Proprio lì sull’uscio, non era raro vedere, attraverso i vetri sudici del bus, un signore che calcava un cappello a falda larga e che scrutava l’orizzonte camminando avanti e indietro con chissà quali pensieri per la testa. Leggi

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Teatro Piccinni: si realizza il sogno di noi attori baresi

24 Luglio 2019

Alleghiamo l’intervista di Gino Martina a Vito Signorile pubblicata sull’edizione odierna de “La Repubblica“, in occasione della riapertura del teatro Piccinni.

La vivo con orgoglio, come una festa straordinaria. Da barese, prima di tutto, e poi da attore e operatore”. Vito Signorile, a 72 anni e con oltre mezzo secolo di attività, è il decano del teatro in città. E non nasconde l’emozione. Sul palco e fra i 750 posti del Piccinni ritrovato torneranno respiri, voci e odori di interpreti e pubblico […]

> Scarica il pdf per leggere tutta l’intervista

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Teatro E Cultura In Una Futura Metropoli

17 Luglio 2019

Un futuro migliore credo sia negli auspici di tutti in tutti i campi dello scibile.
Gli anni e l’esperienza, tuttavia, tendono a ridimensionare brindisi e entusiasmi.
Ad ogni conquista positiva, incoraggiante, corrisponde il perfezionamento scoraggiante degli ostacoli. Preda e predatore si sfidano in una continua, naturale evoluzione.
E in una nazione come la nostra, la cui sbandierata unità resta ancora un’incompiuta, si moltiplicano i debiti in diritti, in occasioni, in strutture e strumenti verso cittadini detti uguali davanti alle leggi ma in realtà figli e figliastri davanti al diritto.
Si sono fatti passi da gigante dovunque e tuttavia le distanze relative, ad esempio tra nord e sud, tra città e campagna, restano immutate, quando non accresciute.
Da noi ci si ritrova spesso a difendere dignità e capacità, tradizioni e civiltà, per fortuna convinti che c’è un prezzo da pagare sempre e comunque con duro, capillare e caparbio lavoro. E se talvolta si fa ricorso ai monachicchi e agli scongiuri, amen.

Il grillo parlante