Cadere, scoperte, Vita, sofferenza, impegno, espressione.
Visto da fuori il teatro è spettacolo.

Visto da dentro è ben altro: c’è un senso di missione. C’è un senso di comunità, il desiderio di donare e in questo ritrovarsi. Ben più che un mestiere.
E detto da una che per anni si è detta “Il teatro non sarà mai il mio mestiere” la dice lunga.
Proprio perché va oltre.

Italian Graffiti è l’esempio lampante di come certe barriere vengano messe lì per spingere i desideri ad andare su, per davvero.
Mi piace pensare a quell’esperienza come ad un luogo dove, attraverso il lavoro della creazione artistica, si dà voce e vita a uomini, donne e popoli che nella storia hanno dato se stessi per l’umanità.
Un luogo precario, quasi una zattera, ma quante storie ci portano a pensare che sono proprio quelle assi in legno a salvare il protagonista? E soprattutto, quanto davvero può essere precario se a guidarlo c’è un capitano che ha nel suo cognome tutta la sua essenza, Signorile appunto?
Un coro di voci diverse, di esperienze diverse, accomunate da una parola portante: il bisogno di dire no cosa faccio, dove vado, ma chi sono per davvero.
Nel mio caso ho scovato una donna in me, e non una nuova, ma un pezzetto che non aveva mai risuonato: porta il nome di Donna Filomena, una briganta che ha preso le mie sembianze o io le sue…questo è un mistero del teatro che mai capirò.
Lei mi si è appiccicata addosso come se non aspettasse altro e io mi sono lasciata travolgere con impeto e malinconia.
Il teatro è necessario, Italian Graffiti, che definirlo laboratorio dà proprio il senso della creazione artigianale, ha dato pane a questa mia fame di bellezza.
Mi ha salvata, senza chiederlo.

Agata Paradiso

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