Non ho mai creduto alla sacralità del Teatro, eppure sono convinto che esso aiuti a ritrovare se stessi. Perciò, ancora oggi, mi auguro che diventi una pratica di vita.

Il Teatro fa bene. E’ un toccasana. Per chi lo fa e per chi lo vede. Usandolo quotidianamente, come una tisana disintossicante, assicura ottimi risultati e pronta guarigione dall’inedia e dalle inezie della vita.

A voler provare, io comincerei dai bambini, dagli adolescenti, gli stessi che, pur di non andare a scuola, spesso partecipano alle matinée con la gioia segreta di “saltare” una giornata di compiti ed interrogazioni. Ma questo è solo l’inizio perché, in un mondo dove le emozioni ormai sono più viste che provate, se quello che sono andati a vedere li prende e li colpisce nel profondo, sono poi i primi a volerci ritornare… a Teatro.

Ecco, i giovani sono indispensabili al Teatro, come il Teatro lo è per loro. Molti obietteranno che -poverini- è difficile distoglierli da altri mezzi di comunicazione, da altri segni e da altre estetiche. Ed allora? Qual è il problema? Sono solo mutati i codici linguistici. Tutto qui. Basta comprenderli, appropriarsene e riportarli –così come sono- in scena. Perché –lo ripeto- non c’è cosa più bella per un adolescente che provare emozioni e sentimenti dal vivo.

Diciamolo a voce alta e tonante: la vertigine del Teatro potrebbe salvare intere generazioni dalla noia e dalla consunzione. A noi l’onere di trovare la strada, a chi ci governa il compito di favorire questo cammino.

Antonio Stornaiolo

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