Fotografiamo una situazione paradossale per cui si svolge quotidianamente una cordiale lotta senza quartiere tra i non molti operatori che agiscono nelle poche Associazioni che si occupano delle nostre Tradizioni e del dialetto barese. I motivi a volte importanti a volte futili, certo tutti alimentati da amore verso l’argomento, anziché oggetto di semplice dibattito e confronto, corroborato da studi scientifici e giudizi terzi, creano dannose divisioni aggravate da smanie di primogeniture.
Vorrei proporre alcune considerazioni con l’intento e nella speranza di evitare l’errore da eccessivo amore che spesso ci spinge su posizioni che non apportano alcun beneficio alla causa, e suggerire qualche piccolo passo per cercare di salvare il salvabile e recuperare l’orgoglio delle nostre radici e della nostra “lingua madre”.
– Il nostro dialetto è ormai alle soglie dell’estinzione; intere generazioni hanno subito la violenza dei pregiudizi (della scuola, della società e persino delle famiglie), al punto di vergognarsi a parlarlo in pubblico. Il colpo di grazia viene da un uso mistificante di comici convinti che il dialetto sia pronuncia distorta e parolacce per far ridere. Resta una pratica sempre più esile delle periferie, l’uso nostalgico di alcuni anziani e di qualche benemerito poeta.
– Anche l’enorme patrimonio delle tradizioni popolari, gran parte delle quali trovano riscontro solo nella tradizione orale, rischia la definitiva scomparsa e merita attenzioni e studi monotematici. Quell’arte, quella fantasia con cui i nostri nonni (che straordinari attori!) condivano e arricchivano una favola classica o un racconto popolare, rendendoli eventi unici, non saranno più gustati da nuove generazioni di fanciulli, che ormai non parlano e non capiscono il dialetto e che rischiano l’omologazione anche della fantasia.
– Ricercatori, Studiosi, Poeti, Storici ecc. si sono adoperati con passione, lasciandoci contributi importanti; ogni poeta ci ha lasciato, con l’opera poetica spesso pubblicata a proprie spese, proprie ricerche storiche, proposte di sintetiche grammatiche, bozze di vocabolari, e modi di scrivere; ogni storico e/o studioso con i propri studi e ricerche ha anche tirato fuori dal cassetto proprie poesie o componimenti in dialetto. Ritengo che l’amore per la città, per la sua lingua, le sue usanze e costumi, debba considerarsi scontata per chiunque si adoperi per essa.
– Ogni Scrittore, ogni Poeta ha sicuramente un modello di riferimento e in assenza (in attesa) di regole condivise ovvero di una sintesi definitiva di poche, chiare, semplici, regole valide per tutti e stabilite dal confronto tra studiosi della scrittura, fa benissimo a scrivere il proprio dialetto come i poeti del passato;
Il problema comune è dunque quello di conservare il meglio del passato e certificare lo stato in vita di un dialetto che per noi è lingua madre. Ogni azione che tenda a questo è meritoria.
Il progetto che il sottoscritto ha proposto fin dalla prima riedizione della Piedigrotta barese, oltre 20 anni fa, le cui finalità ad altro non mirano se non a stimolare la ricerca di tradizioni e la scrittura in dialetto, si concretizza partendo da una Tavola Rotonda per una riflessione sul dialetto in generale a cui invitare studiosi nazionali, in collaborazione con l’università di Bari e con la Pubblicazione degli atti relativi;
– Indagine delle pubblicazioni esistenti e conseguente pubblicazione di una guida-indice di tutti i libri e le pubblicazioni che si occupano di regole di scrittura e pronuncia, del dialetto barese;
– Aggiornamento e allestimento di un unico vocabolario Italiano/Barese Barese/Italiano (che non escluda i numerosi contributi citati);
– Letture e lezioni sulla lingua barese da tenere nelle scuole medie inferiori (equipe di attori e lettori);
– Antologia dei più importanti poeti dialettali baresi scomparsi (selezionati da un comitato scientifico) pubblicazione del libro con presentazioni e commenti critici con abbinato CD contenente le poesie lette da Attori;
– Antologia dei più importanti poeti dialettali baresi viventi (selezionati da un comitato scientifico) pubblicazione del libro con presentazioni e commenti critici con abbinato CD contenente le poesie lette da Attori;
Antologia dei racconti della tradizione orale barese (selezionati da un comitato scientifico) pubblicazione del libro con presentazioni e commenti critici con abbinato CD contenente i racconti interpretati da Attori.
Vito Signorile

A che serve il teatro, se la gente muore di fame, se i rapporti familiari vanno a rotoli con la crisi, se non ci stanno gli occhi per piangere?
Non ho mai creduto alla sacralità del Teatro, eppure sono convinto che esso aiuti a ritrovare se stessi. Perciò, ancora oggi, mi auguro che diventi una pratica di vita.
Come non lasciarsi coinvolgere in uno scambio di idee sul Teatro Margherita? Da cittadini, prima ancora che da operatori culturali e teatrali.